All’ospedale di Siena la danza arriva in corsia con i professionisti del balletto: «Ogni volta applausi ed emozione, ma il ministero non ci finanzia»

Un'iniziativa unica in Italia portata avanti dalla compagnia del Balletto di Siena e da Le Scotte.
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Un’iniziativa unica in Italia portata avanti dalla compagnia del Balletto di Siena e da Le Scotte: piccoli spettacoli in corsia con «Il Lago dei Cigni». «Un modo per far vivere un momento di arte e bellezza nel percorso di cura e anche per gli stessi sanitari»

Un passo a due e il cuore che si scioglie. Pazienti e ballerini non fa alcuna differenza, perché il progetto “Danza in corsia”, promosso all’interno dell’ospedale Le Scotte di Siena, sta dimostrando di poter lasciare il segno da ambo le parti. 

Un’esibizione rapida di fronte a chi è alle prese con un percorso di cura, che si tratti di oncologia o reumatologia, e la magia si compie. A volte scende qualche lacrima, gli applausi arrivano sempre, ma quello che importa di più, come evidenzia Marco Batti, direttore del Balletto di Siena, «è sapere di dare un sollievo a tutte queste persone». Professionisti sanitari inclusi, perché quei minuti di pausa sono rigeneranti anche per tutti loro.

Alcuni giorni fa l’ultimo balletto che ha portato la magia della danza tra pazienti, familiari e personale sanitario. I primi ballerini Chiara Gagliardo e Giuseppe Giacalone, sulle note de Il lago dei cigni, hanno regalato un momento di leggerezza e poesia, proseguendo poi la performance anche nelle camere di degenza per raggiungere chi non poteva spostarsi. Un lungo applauso ha accompagnato la fine dell’esibizione.

L’esperimento, iniziato a novembre 2025,  si è trasformato in una prassi consolidata, con l’Aou Senese che ha sottoscritto un protocollo triennale. «Fa parte di quella strategia di welfare culturale, che vedi in queste attività una forma di cura – spiega Ines Ricciato, responsabile della comunicazione del policlinico -. Il balletto permette di affrontare il meglio momenti duri e lo stesso fa la musica. In un reparto abbiamo un pianoforte e collaboriamo attivamente con il conservatorio musicale Rinaldo Franci».

L’idea di Danza in corsia porta la firma di Batti. 
Da una brutta esperienza personale è scaturita la volontà di portare sollievo. Per dare spinta al progetto si è affidato a danzatore esperti, «non volevo che l’iniziativa fosse presa sottogamba, né che ci fosse un’eccesiva sensibilizzazione di chi si trova a ballare», e ha studiato delle coreografie che si possano adattare agli spazi. Niente è lasciato al caso. 

«Non improvvisiamo – fa notare il direttore -. Abbiamo un programma incentrato sulla danza classica di repertorio. Dalla Bella addormentata al Lago dei cigni, dallo Schiaccianoci a Don Chisciotte. Sono pezzi studiati per dare un richiamo immediato al senso di bellezza». «L’esperienza di Danza in Corsia è il primo format del genere a cadenza fissa – sottolinea – In vari ospedali italiani ci sono state esperienze coreografiche, ma sono state per lo più episodiche».

Un rapporto quello con l’ospedale che è andato crescendo. «Il direttore Antonio Barretta è stato molto scrupoloso nei nostri confronti – racconta ancora Batti -. Voleva essere sicuro che questo progetto sarebbe stato consono per l’ambiente ospedaliero. Poi, fatte tutte le verifiche, ci ha davvero spalancato le porte.

Questo ha permesso al Balletto di Siena di regalare gioia e vivere anche momenti unici

«Tempo fa una signora che si stava sottoponendo a dialisi si mise a piangere dopo uno performance dello Schiaccianoci – ricorda Batti -. Pensavo fosse l’emozione legata al momento, ma quando i medici mi hanno chiamato per fermarmi a parlare con lei ho capito che non si trattava di tutto ciò. Quella donna era una ex ballerina di origine russe. Mi confidò che aveva danzato su quelle musiche migliaia di volte e non pensava di poter riassaporare quel passato. Allora sì che il pianto si fece collettivo».

Tale apprezzamento è motivo di orgoglio e felicità per Batti e per tutti i suoi ballerini, però una punta di amarezza c’è: «Quanto facciamo evidentemente viene apprezzato dal nostro pubblico, ma non dalle istituzioni. Il ministero sono quasi dieci anni che ci nega i finanziamenti, non riconoscendoci il lavoro di promozione territoriali, né la qualità di ciò che proponiamo».

di Aldo Tani dal Corriere Fiorentino

Balletto di Siena

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