DisPari – Connessioni La danza come dimensione di inclusione 

Il Balletto di Siena e Opalus Ballet Project arrivano a Latisana con uno spettacolo desiderioso di esplorare nuove forme di dialogo attraverso la danza.
Foto manifesto Dispari connesisoni-SITO

Alla vigilia della rappresentazione di DisPari – Connessioni, andato in scena il 6 marzo presso il Teatro Odeon di Latisana, il progetto del Balletto di Siena e Opalus Ballet Project è stato protagonista dell’approfondimento “L’arte dell’inclusione” nella rubrica Screenshot di Telefriuli, che ha dedicato uno speciale al lavoro artistico e umano alla base dello spettacolo.

Il servizio, realizzato durante le prove, ha raccolto le testimonianze di operatori culturali, istituzioni e artisti coinvolti in questo percorso che unisce danza, inclusione e ricerca coreografica.

Durante le prove dello spettacolo, il presidente di ERT FVG (Ente Regionale Teatrale del Friuli Venezia Giulia) Fabrizio Pitton ha sottolineato come il progetto rappresenti «una tappa all’interno di un ampio percorso di accessibilità e inclusione», evidenziando il valore di un lavoro che mette al centro la possibilità di condividere il corpo, il palcoscenico e la vita, anche con occhi diversi, invitando il pubblico a pensare e a partecipare emotivamente all’esperienza scenica.

Il Balletto di Siena e Opalus Ballet Project arrivano, infatti, a Latisana con DisPari – Connessioni, uno spettacolo che nasce dall’incontro tra due realtà artistiche unite dal desiderio di esplorare nuove forme di dialogo attraverso la danza.

La rappresentazione vede in scena danzatori con e senza disabilità che condividono lo spazio e il tempo del palcoscenico, ciascuno con i propri mezzi espressivi, per raccontare attraverso il corpo il senso più profondo della connessione umana. Accanto ai professionisti del Balletto di Siena, sono nove gli interpreti di Opalus Ballet Project, compagnia composta da danzatori con disabilità intellettiva.

«Essere in scena dimostra il valore, l’importanza e la capacità di questi danzatori. È un momento di accoglienza», spiega la coreografa Ylenia Zambelli, sottolineando come la presenza sul palco diventi di per sé una dichiarazione artistica e umana.

La regia e le coreografie di Marco Batti, Ylenia Zambelli e Gianluca Formica costruiscono un percorso poetico e intenso in cui la diversità non rappresenta un limite, ma diventa risorsa creativa. La coreografia nasce infatti con l’intento di mostrare come l’essere umano abbia un bisogno profondo di restare in contatto e creare legami tra persone, realtà ed entità diverse, in un dialogo che unisce esperienze e territori, dal Friuli Venezia Giulia alla Toscana.

In questo contesto, la danza supera la dimensione puramente tecnica per arrivare direttamente allo spettatore. Non è il tecnicismo il centro del lavoro, ma l’emozione che passa attraverso il gesto, elemento che diventa linguaggio condiviso tra performer e pubblico.

Anche il mondo sanitario riconosce il valore di questo percorso: Luca Bennici, referente di ASUFC (Azienda sanitaria universitaria Friuli Centrale), sottolinea come per molte persone coinvolte esista «un’esigenza di esprimersi», che la danza riesce a trasformare in presenza scenica e possibilità di relazione.

Un aspetto ribadito anche dal direttore artistico del Balletto di Siena Marco Batti, che da anni sviluppa progetti capaci di coniugare ricerca coreografica e sensibilità verso la dimensione sociale. Progetti come DisPari – Connessioni ricordano quanto la danza possa essere uno spazio autentico di incontro tra persone e storie diverse. In scena non prende forma soltanto una coreografia, ma un’esperienza artistica capace di trasformare la diversità in relazione, ascolto e bellezza condivisa.

È da questa visione che nasce il lavoro del Balletto di Siena, insieme a Opalus Ballet Project: un percorso che mette al centro la persona, il gesto e la possibilità di creare legami attraverso il linguaggio universale della danza.

«Crediamo che il valore dell’arte non possa essere ridotto soltanto a criteri o parametri di valutazione», sottolinea Marco Batti. «L’arte vive nel lavoro quotidiano degli artisti, negli incontri che riesce a generare e nelle emozioni che riesce a trasmettere. È per questo che continuiamo a creare, a portare in scena spettacoli e a costruire progetti: perché la danza, prima di tutto, è un atto di responsabilità verso la comunità e verso il pubblico».

Alcuni progetti nascono per rispondere a criteri. Altri nascono per creare incontro, relazione e bellezza.

Balletto di Siena

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