A volte il peccato più grande in cui può incorrere chi vive di arte è la distrazione. Non si tratta di cattiveria o di una valutazione negativa data a priori, quanto di quel mix letale tra mancanza di tempo e una sorta di “miopia culturale” che ci porta a ignorare eccellenze che abbiamo sotto il naso.
È una ammissione di colpa perché è esattamente quello che è successo a me nei confronti del Balletto di Siena. Spesso le compagnie nostrane restano in un cono d’ombra, vittime di un’attenzione distratta, finché un evento non ci costringe a fermarci e a guardare davvero a riflettere a fare mea culpa!
L’occasione del mio “risveglio” è stata il Festival di danza Excelsior, svoltosi lo scorso 3 maggio nello splendido scenario del Teatro dei Rinnovati di Siena. Sotto la direzione artistica di Marco Batti, l’evento ha fatto da cornice alla prima di una nuova creazione dello stesso Batti: 3K Point and Beats.
Un esperimento audace tra accademia e techno che, lo dico senza mezzi termini, mi ha colpito nel profondo. Ci troviamo di fronte a un esperimento audace, dove la tecnica accademica classica, eseguita con una precisione e una pulizia invidiabili, si fonde senza timore con i ritmi della musica techno-house. L’obiettivo dichiarato è nobile e necessario: avvicinare le nuove generazioni a un linguaggio, quello classico appunto, troppo spesso percepito come polveroso e obsoleto. Soprattutto tra i giovani e giovanissimi.
Il risultato è una performance che non solo coinvolge, ma letteralmente stravolge lo spettatore. La platea, gremita di giovani e adolescenti, è rimasta letteralmente rapita dall’energia sprigionata sul palco. L’impatto visivo, caratterizzato dall’uso di colori forti e accesi, ha creato una cornice moderna e vibrante che, tuttavia, non ha mai rubato la scena alla danza. Al contrario, ha esaltato la dinamicità della creazione esaltando la pulizia tecnica degli interpreti. Uno spettacolo corale, in cui si sono alternati con sapienza momenti solistici, passi a due e pezzi di gruppo, esplorando la forza del corpo di ballo in ogni sua declinazione (uomini, donne e insieme).
3K Point and Beats funziona perché ha ritmo, sostanza e coraggio. Perché le punte (e la tecnica accademica) trovano una nuova vita: non sono usate in modo etereo, ma diventano strumenti quasi percussivi che battono il tempo sui beat elettronici. È uno spettacolo che potrebbe davvero aiutare la danza classica a riaffermarsi nel nostro Paese, dimostrando che non è un’arte imbalsamata ma un organismo vivo e capace di dialogare con il presente.
C’è poi una riflessione più ampia da fare: il Balletto di Siena vanta un organico di tutto rispetto, numericamente paragonabile a quello di alcune fondazioni lirico-sinfoniche. Eppure, troppo spesso i nostri palcoscenici sono dominati da compagnie d’importazione, provenienti principalmente dall’Est Europa, mentre le realtà italiane lottano per il riconoscimento che meritano.
Il lavoro svolto da Marco Batti e dalla sua compagnia merita una considerazione diversa. Forse è giunto il momento che anche il MiC (Ministero della Cultura) guardi con un occhio più attento a queste realtà che, con dedizione e alta professionalità, mantengono viva la tradizione coreutica italiana rinnovandola dall’interno. Ignorare questi talenti non è più una svista accettabile: è un lusso che la danza italiana non può più permettersi.
Scritto da Luana Luciani su DanzaSi








